quando tra un paio di mesi arriveremo al supermercato e tutto sara' il doppio ci sara' da ridere... quei soldi serviranno a mantenere le ville dei manager (Tanzi), esperti di finanza (Ricucci) che ci hanno portato a tutto questo.
Sto lavorando e non ho tempo di esprimere le mie riflessioni (molte ) sul tema..
lascio il dibattito a voi lettori di maremmani di sinistra e vi attacco un editoriale di Eramo sul Manifesto che mette in evidenza alcuni aspetti allarmanti del futuro prossimo politico ed economico.
Sbilanciamoci: dopo il dibattito dell'altra notte, John McCain perderà queste elezioni e Barack Obama sarà il primo presidente afro-americano degli Stati uniti (sempre che Dick Cheney non ci riservi un bell'attacco all'Iran o che Osama Bin Laden non ci regali un bell'attentato preelettorale).
Ma questa buona notizia è bilanciata da una pessima, e cioè che anche Obama sembra del tutto sconnesso dal mondo reale. Sia lui che John McCain hanno ripetuto, invariate, le loro proposte economiche, come se nulla fosse successo da tre mesi a questa parte. Hanno ammesso che la situazione è seria, ma poi hanno rifritto la stessa solfa, facendo a gara a chi taglia più tasse, come se nel frattempo la situazione non fosse precipitata. Altro che New Deal! sono apparsi del tutto inadeguati all'immanità del compito che li attende. Come se non si rendessero conto della minaccia che incombe sul mondo. Perché, se invece se ne rendono conto, allora non hanno idea di come farvi fronte, prigionieri come sono ambedue dell'ortodossia liberista, per cui l'unico strumento di politica economica a disposizione dello stato è quello di diminuire le tasse e aumentare l'offerta di moneta, o stampandola o allentando il credito.
A loro attenuante, va detto che tutta la classe politica occidentale - ministri dell'economia e banche centrali - è prigioniera della stessa bigotteria monetarista. L'unica definizione possibile dell'integralismo è questa: se una filosofia, ideologia, dottrina economica fallisce miseramente, fondamentalista è colui che attribuisce questo fallimento non alla filosofia, alla dottrina, all'ideologia, ma al fatto che essa è stata applicata male o solo parzialmente. Visto che il libero mercato ha fallito, il fondamentalista dice: c'era troppo stato, bisogna ridurlo ancora (tagliare le tasse rende lo stato più debole).
È questo fondamentalismo di mercato che oggi vediamo in azione. Le banche centrali stanno facendo tutto, e solo quello, che la dottrina liberista consente loro. E più le loro azioni falliscono, più si rinsaldano nelle loro convinzioni.
Un po' di storia: gli anni '70 segnarono la fine di un'epoca, quella del keynesismo e della sua versione politica, la socialdemocrazia in Europa e il New Deal in America. Il keynesismo fu scalzato perché le sue ricette si rivelarono incapaci di guarire la stagflazione (allora fu inventato questo termine) provocata dalla rottura degli accordi di Bretton Woods e dalla conseguente crisi petrolifera. Nell'olimpo delle dottrine economiche, John Maynard Keynes fu spodestato e Milton Fridman assurse a profeta dei nuovi missionari, i Chicago Boys, che diffusero il suo verbo in tutto il mondo, a cominciare dal Cile del generale Pinochet. E a Washington prese il potere la cinghia di trasmissione politica del liberismo, cioè quel Ronald Reagan che fece della deregulation il vangelo dell'occidente.
La crisi attuale è l'equivalente, simmetrico e inverso degli anni '70: è la fine di un paradigma (nel senso in cui Thomas Kuhn ne parlò nel suo libro sulle rivoluzioni scientifiche).
La bufera del 2007-2008 rappresenta per il liberismo quel che i '70 furono per il keynesismo: una disfatta totale. Verifichiamo oggi la totale inefficacia delle misure monetarie per invertire il corso dell'economia reale. Se pure salviamo le banche e tuteliamo i mutui, nulla cambierà l'incontrovertibile realtà, e cioè che se non cresce il potere d'acquisto della maggioranza, l'economia non può ripartire. Ma da 20 anni il liberismo ci ha promesso che tutti avremmo potuto prosperare con salari più bassi, pensioni più striminzite, lavori più precari, licenziamenti più facili. Ora a questi stessi disoccupati, o occupati part-time, o Cococo, si chiede di far ripartire l'economia, cioè di consumare di più, comprare di più. Ma con che soldi? Per sette anni l'amministrazione Bush ci ha fornito una sola risposta: coi «buffi», facendo debiti, con carte di credito regalate come noccioline, con case comprate a ufo e ipotecate per ottenere liquidi con cui andare in vacanza. Ricordate l'infame esortazione di Bush agli americani dopo l'11 settembre: «Go shopping»? E certo che con stipendi bassi, saltuari e precari, l'unico modo per spendere è indebitarsi. Ora il rubinetto del credito si è chiuso. L'unico modo per far ripartire l'economia sarebbe creare lavori reali con stipendi reali, cioè varare in tutto il mondo grandi programmi di lavori pubblici, come fece non solo il New Deal di Roosevelt (la Tennessee Valley Authority), ma anche la Germania nazista di Schacht (il sistema autostradale tedesco), l'Italia fascista di Mussolini (le paludi pontine) e perfino l'America post bellica di Ike Eisenhower con la gigantesca rete autostradale statunitense.
Invece i nostri leader continuano a pensare che basti salvare le banche, le borse, gli azionisti perché tutto si aggiusti. Sarà impietoso, ma è il caso di ricordare il giudizio data sull'economia monetarista da un uomo che certo non può essere sospettato di simpatie progressiste (all'epoca era capo della Cia) , l'ex presidente George Bush, padre dell'attuale presidente, che definì la supply side economy «economia vudu». E infatti sembra che ai nostri banchieri e ministri non resti altro da fare che una bella danza propiziatoria o un bel pellegrinaggio a Lourdes, come Benedetto XVI non fa che ripetere.

5 commenti:
Interessante l'articolo, e l'analisi è in effetti piuttosto lucida...
però vorrei fare un paio di osservazioni: Ricucci non è un esperto di finanza, è uno speculatore che con mezzi poco leciti stava facendo soldi ma che è stato preso con le mani nella marmellata...non è vero che i soldi pubblici serviranno a tenere in piedi quelle persone, gli interventi pubblici nel salvataggio delle banche sono ormai più che necessari...pensa a quanti pensionati e piccoli imprenditori (consigliati da banchieri bastardi) hanno investito in titoli, se le banche crollano l'economia attuale non si riprenderà, e per quanto tante persone si augurano lo scenario della fine del capitalismo, la cosa sarebbe a mio avviso una tragedia soprattutto per le conseguenze politiche che avrebbe (la crisi del '29 ha portto il mondo alla seconda guerra mondiale).
Seconda osservazione: la proposta di Eramo di finanziare lavori pubblici per far ripartire l'economia (che non è altro che la riproposizione delle idee keynesiane di far scavare buche la mattina per farle coprire la sera all'unico fine di far girare reddito) è populismo...lui sa infatti benissimo che quei piani di lavori pubblici furono resi possibili in quegli anni dal massiccio indebitamento degli stati per trovare finanziamenti. Oggi però gli stati sono già indebitati fino al collo(gli USA hanno un rapporto debito/PIL di 3 a 1 quando negli anni 60 era 1.5 a 1!)e non potrebbero mai permettersi ulteriore debito...gli interessi diverrebbero impagabili nel breve e lo stato non potrebbe piu far fronte alle spese correnti (sanità, scuola, sicurezza, casta...).
Dunque, concludo, i piani di lavori pubblici (facciamo un passso indietro a teorie di 60 ani fa)andrebbero anche bene, ma per poterseli permettere gli stati in momenti di salute dei bilanci dovevano ridurre il debito...e invece noi (e gli USA e quasi tutti gli altri stati) tagliavamo le tasse e non redistribuivamo ricchezza...e ora eccoci qua sull'orlo del baratro (perchè di vero disastro civile si deve parlare)...
la soluzione quale è? boh...sicuramente però non è cedere ad allarmismi populisti...bisogna cercare soluzioni immediate per tamponare le ferite mentre si studiano soluzioni di lungo termine.
Cazzi nostri
G
Credo che sia del tutto fuori luogo che in questo articolo si prendano ad esempio, buono, l'Italia fascista e la Germania nazista.
Ora, salvare parte del sistema cioè per esempio CC fino a 100000 € (che più o meno è la proposta di molti stati europei) è più che necessario. Distruggere questo stesso sistema è doveroso. L'altro giorno leggendo il sole 24 ore in tutte le interviste c'era un fattore comune: tutti indicavano come una delle maggiori responsabili dell'accentuarsi della crisi la MANCANZA DI FIDUCIA delle banche fra loro stesse. La banca necessita di liquidità, l'altra banca non si fida (ovviamente la trasparenza per verificare lo stato di salute dell'ente è un sogno) e la banca che fa? Prende un prestito dalla Bce per poi restituirlo con un tasso netto di perdita di circa 0,25% tutto questo non per investire in attività produttive ma solo per far fronte ad una IPOTETICA necessità di liquidità. La domanda è: può un sistema basarsi sulla fiducia e su attività che praticamente non esistono o per meglio dire, attività non produttive? Credo che un ritorno al baratto nel senso di una economia reale che si basa sullo scambio ti do x e ricevo y perchè io sono ora fisicamente in possesso di x e tu di y sia più che auspicabile. Per aprire un mutuo le banche vogliono la sicurezza che tu possa estinguere il tuo debito. Sarebbe necessario che gli instituti di credito possano assicurare in qualsiasi momento la capacità di estinguere contemporaneamente i loro debiti, si, tutti insieme.
Non è pensabile che le banche siano immediatamente solvibili di tutti i loro crediti...
perchè per definizione la banca investe i soldi dei correntisti (suoi creditori) per prestarli ad altri (debitori)...come fa quindi ad avere tutto immediatamente a disposizione? prima di poter ripagare i creditori deve ottenere il saldo dai debitori...
no?
Basterebbe che si parta con un volume di liquidità tale da poter estinguere i debiti. Nel senso se il mio volume di debiti è 10 devo avere 10 di liquidità. Nel momento che gli affari vanno bene e faccio utili una parte li destino alla liquidità per l'eventuale estinzione dei debiti futuri: ho fatto 12 di utile netto 10 li mando in dividendi due in cassa. La seconda tranche di debiti da poter affrontare sarà ora di 12 e non più di 10. È molto facile, più stabile e per questo meno redditizio. D'altro canto esistono già dei fondi interbancari che si basano proprio su questo principio, dei depositi di sicurezza che servono per le emergenze, tali fondi però continuano a non considerare che vi sia il 100% di richiesta di estinzione del debito.
Non utilizzare la leva finanziaria (prendo a prestito perchè faccio rendere i soldi ad un tasso maggiore di quello che pago a chi me li presta) è un suicidio nel paradigma economico attuale (dal medioevo in poi)...significherebbe tagliare le gambe all'economia.
G
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